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Monday, November 21, 2016

Iliade - Libro Undecimo - vv. 401-488 - L'uscita di scena di Odisseo.


401
401       οἰώθη δ᾽ Ὀδυσεὺς δουρὶ κλυτός, οὐδέ τις αὐτῷ
402       Ἀργείων παρέμεινεν, ἐπεὶ φόβος ἔλλαβε πάντας:
Venne lasciato solo (da οἰόομαι) Odisseo, glorioso con la lancia, nè alcuno degli Argivi rimase accanto (da παραμένω, con il dativo) a lui, dal momento che la fuge in preda al panico, la paura (da φόβος , ὁ) aveva preso tutti;
403       ὀχθήσας δ᾽ ἄρα εἶπε πρὸς ὃν μεγαλήτορα θυμόν:
turbato parlò allora al suo cuore valoroso, magnanimo:
404       ‘ ὤ μοι ἐγὼ τί πάθω; μέγα μὲν κακὸν αἴ κε φέβωμαι
« Ohimè, che cosa sarà di me (da πάσχω) ? Un grande male qualora io fugga (da φέβομαι)
405       πληθὺν ταρβήσας: τὸ δὲ ῥίγιον αἴ κεν ἁλώω
spaventato dalla moltitudine; ma questo (sarebbe) più terribile, se io cadessi nelle mani del nemico, fossi catturato (da ἁλίσκομαι)
406       μοῦνος: τοὺς δ᾽ ἄλλους Δαναοὺς ἐφόβησε Κρονίων.
da solo: gli altri Danai li disperse il Cronide.
407       ἀλλὰ τί ἤ[1] μοι ταῦτα φίλος διελέξατο θυμός;
Ma perchè a me queste cose ha detto (da διαλέγω, letteralmente “conversare con, tenere una conversazione con”, con il dativo) il mio cuore ?
408       οἶδα γὰρ ὅττι κακοὶ μὲν ἀποίχονται πολέμοιο,
So infatti che i vili lasciano (da ἀποίχομαι, con il genitivo) la guerra,
409       ὃς δέ κ᾽ ἀριστεύῃσι μάχῃ ἔνι τὸν δὲ μάλα χρεὼ
invece colui che sia il migliore (da ἀριστεύω) in battaglia, c’è molto bisogno che costui
410       ἑστάμεναι κρατερῶς, ἤ τ᾽ ἔβλητ᾽ ἤ τ᾽ ἔβαλ᾽ ἄλλον ’.
rimanga saldo al suo posto, con forza, e o viene colpito o colpisce un altro ».





411
411       εἷος ὃ ταῦθ᾽ ὥρμαινε κατὰ φρένα[2] καὶ κατὰ θυμόν,
Mentre (da εἷος antica forma epica di ἕως, con l’indicativo: qui risponde come apodosi τόφρα δέ) egli queste cose (da ὁρμαίνω) rimuginava nell’animo e nel cuore,
412       τόφρα δ᾽ ἐπὶ Τρώων στίχες ἤλυθον ἀσπιστάων,
ecco che (gli) vengono addosso (da ἐπέρχομαι) le schiere dei Troiani armati di scudo,
413       ἔλσαν δ᾽ ἐν μέσσοισι, μετὰ σφίσι πῆμα τιθέντες[3].
e lo chiudono, lo prendono (da εἴλω) in mezzo, ponendo tra di essi la rovina.
414       ὡς δ᾽ ὅτε κάπριον ἀμφὶ κύνες θαλεροί τ᾽ αἰζηοὶ
PARAGONE à Come quando intorno (da ἀμφί, con l’accusativo, posposto: ha un senso di moto implicito) ad un cinghiale (da κάπριος , ὁ, poet. per κάπρος) cani veloci e forti (da θαλερός , ά, όν) giovani nel pieno vigore (da αἰζηός , allungato αἰζήϊος , ὁ)
415       σεύωνται[4], ὃ δέ τ᾽ εἶσι βαθείης ἐκ ξυλόχοιο
si agitano, si affannano (da σεύω), e quello esce da una profonda, fitta, folta boscaglia, macchia (da ξύλοχος , ἡ)
416       θήγων λευκὸν ὀδόντα μετὰ γναμπτῇσι γένυσσιν,
affilando (da θήγω) la bianca zanna tra le ricurve (da γναμπτός , ή, όν) mascelle (da γένυς , υος, ἡ),
417       ἀμφὶ δέ τ᾽ ἀΐσσονται, ὑπαὶ δέ τε κόμπος ὀδόντων
e da una parte e dall’altra si slanciano, e sotto un cozzare (da κόμπος , ὁ) di denti
418       γίγνεται, οἳ δὲ μένουσιν ἄφαρ δεινόν περ ἐόντα,
c’è, si sente, ma quelli poi (lo) attendono, resistono (da μένω), per quanto sia terribile,
419       ὥς ῥα τότ᾽ ἀμφ᾽ Ὀδυσῆα Διῒ φίλον ἐσσεύοντο
allo stesso modo allora intorno a Odisseo caro a Zeus si affannavano
420       Τρῶες: ὃ δὲ πρῶτον μὲν ἀμύμονα Δηϊοπίτην[5]
i Troiani: quello per primo Deiopite perfetto
421       οὔτασεν ὦμον ὕπερθεν ἐπάλμενος ὀξέϊ δουρί,
feriva (da οὐτάζω, οὐτάω: al pres. ed imperfetto Omero utilizza οὐτάζω; con il duplice acc. della persona e della parte colpita) al di sopra, alla spalla, balzando in avanti (da ἐφάλλομαι) con l’asta appuntita,
422       αὐτὰρ ἔπειτα Θόωνα καὶ Ἔννομον ἐξενάριξε.
poi ancora Toone ed Ennomo spoglia delle armi, uccide (da ἐξεναρίζω).
423       Χερσιδάμαντα δ᾽ ἔπειτα καθ᾽ ἵππων ἀΐξαντα
Poi Chersidamante, mentre sta saltando giù dal carro,
424       δουρὶ κατὰ πρότμησιν ὑπ᾽ ἀσπίδος ὀμφαλοέσσης
alla pancia (da πρότμησις , εως, ἡ, (προτέμνω)), sotto lo scudo ombelicato, con la lancia
425       νύξεν: ὃ δ᾽ ἐν κονίῃσι πεσὼν ἕλε γαῖαν ἀγοστῷ.
colpisce; quello, cadendo nella polvere, prende, stringe la terra con il palmo della mano (da ἀγοστός , ὁ, uso limitato a quest’espressione).
426       τοὺς μὲν ἔασ᾽, ὃ δ᾽ ἄρ᾽ Ἱππασίδην Χάροπ᾽ οὔτασε δουρὶ
Lascia dunque costoro, poi egli Carope figlio di Ippaso ferisce con la lancia,
427       αὐτοκασίγνητον εὐηφενέος Σώκοιο.
fratello di sangue del ricco (da εὐηφενής , ές, (ἄφενος)) Soco.
428       τῷ δ᾽ ἐπαλεξήσων Σῶκος κίεν ἰσόθεος φώς,
Per soccorrerlo (da ἐπαλέξω, con il dativo) giungeva (da κίω) Soco, uomo simile ad un dio,
429       στῆ δὲ μάλ᾽ ἐγγὺς ἰὼν καί μιν πρὸς μῦθον ἔειπεν[6]
poi, venuto(gli) molto vicino, si ferma, e a lui pronuncia parola, parla (da προσεῖπον, in tmesi):
430       ‘ ὦ Ὀδυσεῦ πολύαινε δόλων ἆτ᾽ ἠδὲ πόνοιο
« O Odisseo, molto lodato, molto apprezzato, illustre (da πολύαινος , ον, (αἰνέω)), insaziabile (da ἆτος , ον, forma contratta per ἄατος (ἄω), con il genitivo) di inganni e di azione (da πόνος , ὁ, (πένομαι)),
431       σήμερον δοιοῖσιν ἐπεύξεαι Ἱππασίδῃσι
oggi o ti vanterai (da ἐπεύχομαι, con il dativo) dei due figli di Ippaso,
432       τοιώδ᾽ ἄνδρε κατακτείνας καὶ τεύχε᾽ ἀπούρας,
dopo aver ucciso uomini tali e dopo aver(ne) prese le armi (da ἀπαυράω),
433       κεν ἐμῷ ὑπὸ δουρὶ τυπεὶς ἀπὸ θυμὸν ὀλέσσῃς[7] ’.
oppure colpito (da τύπτω) sotto la mia lancia perderai (da ἀπόλλυμι, in tmesi: si veda 16.861, oppure Odissea 12.350) la vita ».
Paragone

Deiopite (T)
Toone (T)
Ennomo (T)
Chersidamante (T)
Carope (T)

434
434       ὣς εἰπὼν οὔτησε κατ᾽ ἀσπίδα πάντοσ᾽ ἐΐσην.
Così dicendo colpì (da οὐτάω) sullo scudo ben bilanciato.
435       διὰ μὲν ἀσπίδος ἦλθε φαεινῆς ὄβριμον ἔγχος,
Attraverso lo scudo lucido, scintillante (da φαεινός , ή, όν , sempre così in Ep.), passa la pesante, potente lancia,
436       καὶ διὰ θώρηκος πολυδαιδάλου ἠρήρειστο,[8]
e attraverso la corazza riccamente lavorata viene premuta, rimane conficcata (da ἐρείδω),
437       πάντα δ᾽ ἀπὸ πλευρῶν χρόα ἔργαθεν, οὐδ᾽ ἔτ᾽ ἔασε
e porta via (da ἐργαθεῖν) tutta la pelle dal fianco (da πλευρόν , τό, = πλευρά, due volte in Omero – qui e in 4.468 – al plurale con il significato di “fianco”, al sing. lett. “costola”), né ancora permise
438       Παλλὰς Ἀθηναίη μιχθήμεναι ἔγκασι φωτός.
Pallada Atena che (la lancia) penetri (da μίγνυμι, lett. “mescolarsi”, quindi “entrare in contatto”) nelle viscere (da ἔγκατα , τά) dell’uomo.
439       γνῶ δ᾽ Ὀδυσεὺς ὅ οἱ οὔ τι τέλος κατακαίριον ἦλθεν,
Comprende Odisseo che (la lancia) non gli è giunta in un punto mortale (da κατακαίριος , ον, = καίριος: la lancia non ha finito la sua corsa in uno punto dove poteva risultare mortale),
440       ἂψ δ᾽ ἀναχωρήσας Σῶκον πρὸς μῦθον ἔειπεν:
e ritornando nuovamente indietro, a Soco dice (da προσεῖπον, in tmesi, oppure in costruzione εἰπεῖν πρός τινα) parola:
441       ‘ ἆ[9] δείλ᾽ ἦ μάλα δή σε κιχάνεται αἰπὺς ὄλεθρος.
« O sciagurato (da δειλός , ή, όν, (δέος): può essere “vigliacco”, opposto di ἄλκιμος; oppure “miserabile, sciagurato”), certo ti coglierà una repentina (da αἰπύς , εῖα, ύ : il cui significato è “alto e ripido, scosceso”, in Omero per lo più di città costruite su rilievi scoscesi; qui il riferimento è alla morte vista con caduta in un precipizio) morte (da , ὄλεθρος , ὁ) !
442       ἤτοι μέν ῥ᾽ ἔμ᾽ ἔπαυσας ἐπὶ Τρώεσσι μάχεσθαι:
Certo mi hai fatto smettere (da παύω) di combattere contro i Troiani:
443       σοὶ δ᾽ ἐγὼ ἐνθάδε φημὶ φόνον καὶ κῆρα μέλαιναν
a te però io dico che qui la morte (da φόνος , ὁ, (θείνω)) e la nera Chera, il nero destino,
444       ἤματι τῷδ᾽ ἔσσεσθαι, ἐμῷ δ᾽ ὑπὸ δουρὶ δαμέντα
in questo giorno saranno, e sopraffatto, vinto (da δαμάζω), dalla mia lancia
445       εὖχος ἐμοὶ δώσειν, ψυχὴν δ᾽ Ἄϊδι κλυτοπώλῳ ’.[10]
darai a me vanto (da εὖχος , εος, τό, (εὔχομαι)), e (darai) l’anima, la vita, ad Ade, famoso per i suoi cavalli (da κλυτόπωλος , ον, o “dai famosi cavalli”) ».

446
446       ἦ, καὶ ὃ μὲν φύγαδ᾽ αὖτις ὑποστρέψας ἐβεβήκει,
Diceva (Odisseo), e quello voltatosi (da ὑποστρέφω) indietro per fuggire (da φύγαδε , avverbio (φυγή)), scappava,
447       τῷ δὲ μεταστρεφθέντι μεταφρένῳ ἐν δόρυ πῆξεν
e a lui, mentre si stava voltando (da μεταστρέφω), nella schiena (da μετάφρενον , τό) piantò (da ἐμπήγνυμι, in tmesi, con il dativo) la lancia
448       ὤμων μεσσηγύς, διὰ δὲ στήθεσφιν ἔλασσε,
in mezzo alle spalle, attraverso il petto la conficcò (da ἐλαύνω),
449       δούπησεν δὲ πεσών: ὃ δ᾽ ἐπεύξατο δῖος Ὀδυσσεύς:
cadendo fa un grande rumore: egli si vanta (da ἐπεύχομαι), il divino Odisseo:
450       ‘ ὦ Σῶχ᾽ Ἱππάσου υἱὲ δαΐφρονος ἱπποδάμοιο[11]
« O Soco, o figlio di Ippaso, del bellicoso domatore di cavalli,
451       φθῆ σε τέλος θανάτοιο κιχήμενον, οὐδ᾽ ὑπάλυξας.
un destino di morto ti ha preso, ti ha raggiunto (da φθάνω), cogliendoti,
452       ἆ δείλ᾽[12] οὐ μὲν σοί γε πατὴρ καὶ πότνια μήτηρ
Sventurato ! Non, a te, il padre e la veneranda madre
453       ὄσσε καθαιρήσουσι θανόντι περ, ἀλλ᾽ οἰωνοὶ
mentre stai morendo chiuderanno (da καθαιρέω) gli occhi, ma uccelli
454       ὠμησταὶ ἐρύουσι, περὶ πτερὰ πυκνὰ βαλόντες.
carnivori, rapaci (da ὠμηστής , οῦ, ὁ, (ὠμός, ἔδω)), (ti) strazieranno (da ἐρύω), roteando (da περιβάλλω, in tmesi) fitte le ali.
455       αὐτὰρ ἔμ᾽, εἴ κε θάνω, κτεριοῦσί γε δῖοι Ἀχαιοί ’[13].
Me invece, se dovessi morire (da θνήσκω), gli Achei divini seppelliranno con onore (da κτερίζω, = κτερεΐζω, con l’accusativo della persona) ».
Soco (T)
456
456       ὣς εἰπὼν Σώκοιο δαΐφρονος ὄβριμον ἔγχος
Così dicendo, la pesante, possente lancia del bellicoso Soco
457       ἔξω τε χροὸς ἕλκε καὶ ἀσπίδος ὀμφαλοέσσης:
Tirava (da ἕλκω) fuori (da ἔξω , avverbio di ἐξ, come εἴσω di εἰς: qui preposizione con il gen.) dalla pelle e dallo scudo ombelicato;
458       αἷμα δέ οἱ σπασθέντος ἀνέσσυτο[14], κῆδε δὲ θυμόν.
una volta estratta (da σπάω) (la lancia) il sangue gli schizzava fuori (da ἀνασεύομαι), si tormentava (da κήδω) l’anima, lo spirito.
459       Τρῶες δὲ μεγάθυμοι ὅπως ἴδον αἷμ᾽ Ὀδυσῆος[15]
I Troiani magnanimi, non appena (da ὅπως, temporale) vedono il sangue di Odisseo
460       κεκλόμενοι καθ᾽ ὅμιλον ἐπ᾽ αὐτῷ πάντες ἔβησαν.
esortandosi, incitandosi, chiamandosi (da κέλομαι), attraverso la folla tutti si gettano su di lui.
461       αὐτὰρ ὅ γ᾽ ἐξοπίσω ἀνεχάζετο, αὖε δ᾽ ἑταίρους.
Quello però indietro si ritirava (da ἀναχάζω), e chiamava (da αὔω) i compagni.
462       τρὶς μὲν ἔπειτ᾽ ἤϋσεν ὅσον κεφαλὴ χάδε φωτός,
Tre volte allora urla tanto quanto può (da χανδάνω) la testa, la gola di un uomo,
463       τρὶς δ᾽ ἄϊεν ἰάχοντος ἄρηι φίλος Μενέλαος.
e tre volte lo udiva (da ἀίω) Menelao caro ad Ares.
464       αἶψα δ᾽ ἄρ᾽ Αἴαντα προσεφώνεεν ἐγγὺς ἐόντα:
Immediatamente si rivolgeva (da προσφωνέω, usato in Omero solo all’imperfetto, con l’acc. della persona) ad Aiace, che era lì vicino:
465       ‘ Αἶαν[16] διογενὲς Τελαμώνιε κοίρανε λαῶν
« O Aiace Telamonio, stirpe divina, signore di eserciti,
466       ἀμφί μ᾽ Ὀδυσσῆος ταλασίφρονος ἵκετ᾽ ἀϋτὴ
è giunto a me il grido di Odisseo tenace, dall’animo paziente,
467       τῷ ἰκέλη ὡς εἴ ἑ βιῴατο μοῦνον ἐόντα
simile (da ἴκελος , η, ον, forma poet. e Ionica di εἴκελος, con τινι) a lui, come se quello premessero, a quello fossero addosso (da βιάω , forma epica di βιάζω), essendo solo,
468       Τρῶες ἀποτμήξαντες ἐνὶ κρατερῇ ὑσμίνῃ.
i Troiani, avendo(lo) tagliato fuori (da ἀποτμήγω) nella dura battaglia.
469       ἀλλ᾽ ἴομεν καθ᾽ ὅμιλον: ἀλεξέμεναι γὰρ ἄμεινον.
Ma gettiamoci in mezzo alla mischia: infatti difender(lo), soccorrer(lo) (da ἀλέξω, presente inf. epico), è la cosa migliore.
470       δείδω μή[17] τι πάθῃσιν ἐνὶ Τρώεσσι μονωθεὶς
Temo che abbia a patire, che gli capiti (da πάσχω), qualche cosa rimanendo isolato (da μονόω) fra i Troiani,
471       ἐσθλὸς ἐών, μεγάλη δὲ ποθὴ Δαναοῖσι γένηται ’.
per quanto sia valoroso, e un grande desiderio, rimpianto (da ποθή , ἡ) rimanga ai Danai ».

472
472       ὣς εἰπὼν ὃ μὲν ἦρχ᾽, ὃ δ᾽ ἅμ᾽ ἕσπετο ἰσόθεος φώς.
Così avendo parlato, quello andava per primo (da ἄρχω), l’altro, l’uomo simile ad un dio, lo seguì.
473       εὗρον ἔπειτ᾽ Ὀδυσῆα Διῒ φίλον: ἀμφὶ δ᾽ ἄρ᾽ αὐτὸν
Raggiunsero quindi Odisseo, caro a Zeus: intorno a lui
474       Τρῶες ἕπονθ᾽[18] ὡς εἴ τε δαφοινοὶ θῶες ὄρεσφιν
i Troiani che accorrevano (da ἕπομαι), come (da ὡς , spesso usato come ὡς ὅτε, ὡς εἰ, ed utilizzato sia con singoli sostantavi che con frasi) fulvi (da δαφοινός , όν , ma anche probabilmente assetati di sangue, sanguinari) sciacalli (da θώς , θωός, ὁ, anche ἡ) sulle montagne
475       ἀμφ᾽ ἔλαφον κεραὸν βεβλημένον, ὅν τ᾽ ἔβαλ᾽ ἀνὴρ
intorno ad un cervo (da ἔλαφος , ὁ e ἡ) cornuto (da κεραός , ά, όν, (κέρας)) colpito, che un uomo ha ferito
476       ἰῷ ἀπὸ νευρῆς: τὸν μέν τ᾽ ἤλυξε πόδεσσι
con una freccia dall’arco (da νευρά , ἡ , Ion. νευρή , è una corda fatta di nervo, per metonimia l’arco: altrove utilizzato νευρῆφιν come gen. e dat. plurale): gli è sfuggito, gli è scappato (da ἀλύσκω, con l’accusativo), con i piedi
477       φεύγων, ὄφρ᾽ αἷμα λιαρὸν καὶ γούνατ᾽ ὀρώρῃ[19]:
fuggendo, fino a che il sangue (era) caldo, tiepido (da λιαρός , ά, όν), e le ginocchia (lo) reggevano (da ὄρνυμι);
478       αὐτὰρ ἐπεὶ δὴ τόν γε δαμάσσεται ὠκὺς ὀϊστός,
ma quando quello la freccia acuta vince, sopraffà (da δαμάζω),
479       ὠμοφάγοι μιν θῶες ἐν οὔρεσι δαρδάπτουσιν
lui gli sciacalli carnivori, voraci, divorano (de δαρδάπτω) tra i monti
480       ἐν νέμεϊ σκιερῷ: ἐπί τε λῖν ἤγαγε δαίμων
in una radura (da νέμος , εος, τό) ombrosa (da σκιερός o – meno freq. - σκιαρός , ά, όν, (σκιά)); ma un dio conduce, fa giungere (da ἐπάγω, in tmesi), un leone (da λίς , ὁ, Ep. per λέων)
481       σίντην: θῶες μέν τε διέτρεσαν, αὐτὰρ ὃ δάπτει:
affamato, feroce (da σίντης , ου, ὁ): gli sciacalli fuggono via (da διατρέω) e quello invece divora (da δάπτω);
482       ὥς ῥα τότ᾽ ἀμφ᾽ Ὀδυσῆα δαΐφρονα ποικιλομήτην
così dunque allora intorno a Odisseo bellicoso e ricco di astuzie (da ποικιλομήτης , ου, ὁ)
483       Τρῶες ἕπον πολλοί τε καὶ ἄλκιμοι, αὐτὰρ ὅ γ᾽ ἥρως
i Troiani accorrevano in gran numero e forti, animosi; lui però, l’eroe,
484       ἀΐσσων ᾧ ἔγχει ἀμύνετο νηλεὲς ἦμαρ.
assaltando con la sua lancia distoglieva, allontanava (da ἀμύνω), il giorno spietato, crudele, fatale (da νηλής , ές, Ep. neutro νηλεές).
485       Αἴας δ᾽ ἐγγύθεν ἦλθε φέρων σάκος ἠΰτε πύργον,
Aiace venne vicino portando, imbracciando, lo scudo come una torre,
486       στῆ δὲ παρέξ: Τρῶες δὲ διέτρεσαν ἄλλυδις ἄλλος.
(e) si mise al suo fianco, accanto: i Troiani fuggirono (da διατρέω) ciascuno in ogni direzione (da ἄλλυδις , avverbio, v., Ep. per ἄλλοσε, in Omero solo con ἄλλος, ἄ. ἄλλος , “uno di qua, uno di là”).
487       ἤτοι τὸν Μενέλαος ἀρήϊος ἔξαγ᾽ ὁμίλου
Certo allora lui Menelao bellicoso portava via (da ἐξάγω, con il genitivo del luogo) dalla folla
488       χειρὸς ἔχων, εἷος θεράπων σχεδὸν ἤλασεν ἵππους.
tenendo(lo) per la mano (4.154), finchè (da εἷος , antica forma epica per ἕως,) lo scudiero (lo) condusse (da ἐλαύνω , con accusativo) vicino al carro, ai cavalli).
Paragone






[1] Qui ἤ svolge una funzione espletiva, è un riempitivo nella interrogazione diretta. Lo troviamo per esempio in combinazioni ἐπεὶ ἦ, ὅτι ἢ e τί ἢ. Perispomeno dopo ἐπεί, baritono dopo ὅτι e τί. Probabilmentte con la stessa funzione di ἦ, ma ἤ frequente nei codici omerici. Lo troviamo spesso in Omero con funzione epesegetica in interrogazioni dirette, quando non si pone un’alternativa.
[2] Si confronti 10.507: εἷος ὃ ταῦθ᾽ ὥρμαινε κατὰ φρένα , τόφρα δ᾽ Ἀθήνη. Qui – prima di τόφρα δ᾽ - viene inserito un riempimento (καὶ κατὰ θυμόν). 411-12 =17.106-7 meno il riempitivo ἀσπιστάων sostituito da ἦρχε δ᾽ ἄρ᾽ Ἕκτωρ. In entrambe i passaggi la situazione è illustrata con una similitudine.
[3] La seconda parte del verso 413 è oscura. Aristarco (Arn/A) interpreta πῆμα come quello che i Troiani stavano per causare a Odisseo ora che egli è μετὰ σφίσι: ma questa interpretazione sembra u npo’ forzata. Il πῆμα sembra piuttosto quello dei Troiani, che si accorgono che la loro vittima designata è troppo difficile da gestire (così bT), come chiarisce anche la similitudine che segue.
[4] Si veda 3.25-6.
[5] A proposito di 420-7, quando un guerriero è incalzato duramente da un numero eccessivo di nemici, si ritira fino ad aessere accolte tra le file del suo contingente: si veda la ritirata di Aiace (563-74). È quindi insolito che Odisseo mantenga la sua posizione e ingaggi una piccola aristia che culmina con un duello minore. Egli non si ritira fino al verso 461.
[6] Si vedano 7.46 e 2.59.
[7] Si veda 10.452.
[8] I versi 434-6 (a partire da κατ᾽ ἀσπίδα) costituiscono una breve sezione formulare (= 3-356-8 = 7.250-2, con una variante ai versi 4.135-6). Inevitabilmente queste sezioni si adattano meglio a taluni contesti che ad altri, e tutti gli usi di questa scena si sono attirati delle critiche. In questo caso però la situazione sembra chiara: Soco (possiamo immaginare) mira al centro dello scudo di Odisseo, e di conseguenza la lancia, dopo aver perforato lo scudo, riesce faticosamente ad attraversare il suo θώρηξ sul fianco sinistro infliggendo una ferita sulla carne. L’aggettivo πολυδαιδάλου si comprende facilmente per materiale cesellato, intarsiato, in analogia con armature medievali, ma che cosa implichi è incerto.
[9] ἆ è un’esclamazione che può indicare pietà, invidia, disprezzo, e che in Omero è sempre in espressioni come ἆ δειλέ, ἆ δειλώ, ἆ δειλοί.
[10] 443-5 =5.652-4 (con una variazione nel primo emistichio di 653, parla Sarpedone).
[11] Attributo formulare: utilizzato per Diomede in 4.370, e per Agamennone in 2.60.
[12] Si veda la nota al verso 441.
[13] Questi versi illustrano (450-5) chiaramente perché sia tanto importante recuperare i corpi dei caduti. Dopo la cavalleresca proposta di Ettore, secondo la quale il vincitore del duello avrebbe potuto prendersi le armi, ma avrebbe dovuto restituire il corpo della vittima ai suoi compagni per ricevere una dignitosa sepoltura (7.76-91), la vanteria di Odisseo suona davvero meschina, spregevole. Cani e avvoltoi sono il destino dei soldati comuni, come viediamo sin dal primo libro in 1.4-5, e poi ancora in 2.393, 4.237, 8.379: questa però è la prima volta nell’Iliade che un vittima cui Omero assegna un nome è minacciata di una simile fine. Da questo punto in avanti però la tensione del racconto cresce, e c’è un parallelo crescendo di atrocità.
[14] Zenodoto leggeva οὗ al posto di οἱ per ottenere una costruzione più chiara al posto del participio isolato σπασθέντος : τοῦ sarebbe però il corretto pronome epico. ἀνέσσυτο è termine più forte del termine usato a proposito della ferita di Diomede in 5.113 (αἷμα δ᾽ ἀνηκόντιζε διὰ στρεπτοῖο χιτῶνος): dobbiamo dunque pensare ad una ferita molto seria, a dispetto della reazione coraggiosa di Odisseo.
[15] La seconda parte della coraggiosa resistenza di Odisseo segue strettamente lo schema della prima:
·        (A)             Odisseo dedice di resistera (401-10).
·        (B)             similitudine del cinghiare assalito dai cani (414-20).
·        (C)             Egli è ferito da Soco (420-58).
·        (A')            Odisseo chiede aiuto (459-73).
·        (B')            Similitudine del cervo assalito dagli sciacalli (474-84).
·        (C')            Egli è soccorso da Aiace (485-8).
[16] Aiace è la scelta naturale per la richiesta di Menelao: era il miglior guerriero delle prime file achee dopo Achille (vedi 2.768, e 17.279-80), ed eccezionale in difesa.
[17] Da δείδω, in costruzione vereor ne… In generale con il congiuntivo.
[18] Si noti Τρῶες ἕπον alla ripresa del verso 483, che suggerisce (Leaf) una correzione di ἕπονθ᾽ in questo punto.
[19] L’idea che una ferita, se non è immediatamente fatale, non provochi dolore, non venga sentita, ricorda l’effetto della ferita di Agamennone in 264-8. Anche qui Odisseo combatte nonostante la sua ferita.

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